Style

Jonathan Levin


Ho trovato questa bella intervistona a Jonathan, skaitaro Romano di lunghissima data e non solo.
Jonathan oltre ad essere un grande amico, ha prestato la sua figura ed i sui skills per una serie di photo per Why Style, scattate qualche anno fa dal sensibile dito indice di Mirai Pulvirenti, che approfitto per ripubblicare in questo post, insomma questi due nomi che ho appena citato non possono davvero mancare nei pezzi del puzzle della storia e dell’attualità dello skateboarding a Roma.
L’intervista è stata realizzata da Nicolò Cimini e pubblicata originalmente sul sito rockinthemiddle dove potete godervi altre foto di Mirai.

Ciao Jonny, spiegaci come ti vivi lo skate dopo tutti questi anni di attività e qual’è il “segreto” per rimanere sempre motivato?

Diciamo che per me lo skate è quasi essenziale alla mia sopravvivenza! Quando ero regazzino passavo molto più tempo a provare mille trick. Ore su ore nello stesso luogo finchè non ero fisicamente sfinito. Adesso mi vivo lo skateboarding in maniera molto più rilassata. Uso lo skateboard come mezzo di locomozione per spostarmi in città. Certo, continuo a “fare trick”, ma per me adesso lo skate è molto piu incentrato sulla quotidianità che non è fatta solo di skateboarding. Ho sempre lo skate con me ovunque vado ed è una parte indissolubile di me e della mia essenza… ma non passo più ore ogni giorno a provare nuovi tricks. Anzi spesso passano settimane senza che io skatei in uno spot, ma comunque ogni giorno skateo lo stesso in giro per la città andando a lavoro o la sera al pubbetto per esempio. Certe volte semplicemente ho voglia di sfogarmi e allora mi faccio una bella traversata di Roma andata e ritorno.
Credo che il segreto per rimanere sempre motivato sia il non avere nessun tipo di routine, nello skateboarding come nella vita in generale. Diciamo che sono un lavoratore atipico. Faccio mille lavori diversi quindi ogni giorno è diverso da ogni altro. Giro molto in città esplorando nuovi quartieri, vie a me sconosciute, angoli angusti e bui dove non sono stato prima. Sono una persona molto curiosa e spesso vedendo un luogo nuovo sento una voglia irrefrenabile di conoscerlo e allora passo ore a girare in skate o a piedi ed è così che trovo nuovi spot che nessuno ha mai skateato prima. Quindi direi che la motivazione per me nello skateboarding viene non tanto dai trick nuovi che posso imparare, ma da spot e luoghi nuovi da vivere e skateare.


Che differenza trovi nello skateboarding di oggi rispetto al boom degli anni ’90?

Capirai potrei scriverci un enciclopedia su questo!
Lo skateboarding non è che è cambiato, c’è proprio stata una rivoluzione delle cose. Ora è diventato mainstream. Ci girano intorno un sacco di soldi, che nella maggior parte dei casi finiscono nelle tasche di multinazionali che con lo skateboarding nulla c’entrano e che nel momento in cui non ci vedranno più quella novità su cui investire spariranno lasciando terra bruciata e desolazione. Perché il vile denaro questo è, e a questo porta a lungo andare.
Una volta lo skate aveva un’anima ed una divisa ribelle. Era un modo di essere contro la mediocrità della società moderna, oserei dire anche contro il Capitalismo. Oggigiorno l’anima ribelle resta anche se molto più diluita, ma la divisa ribelle, quella no. Purtroppo mi piange il cuore doverlo pronunciare, ma lo skateboarding è diventato tutto ciò contro cui si ribellava.


Da poco hai aperto il blog Roma Bisboccia e vediamo spesso postare videoclip filmati ed editati da te. Non ti bastava fare lo skater?

Oramai siamo nell’ epoca digitale. Da quando sono piccolo che ho sempre sognato di rivedermi skateare. In tutti questi anni di skateboarding devo dire che esistono ben poche riprese di me. Per un motivo o un altro non sono mai stato ripreso e quindi ho deciso di comprarmi una telecamera nella speranza di farmi fare delle riprese oltre che riprendere io gli altri. Poi mi sono ritrovato a provare piacere non solo a fare le riprese ma a fare anche montaggio video. Ultimamente spesso mentre skatiamo sono in conflitto interiore perche ho voglia di skateare ma allo stesso tempo se qualcun’ altro chiude un trick e non l’ ho ripreso rosico una cifra! Quindi cerco di bilanciare le due cose. Poi voglio mostrare ciò che è lo skateboarding a Roma, rozzo, zozzo e urbano. Ultimamente si sono chiusi tutti dentro al park in cemento di Cinecittà (una gabbia per criceti) e non skatea quasi più nessuno in street, perciò voglio far resuscitare un pò lo skateboarding stradale, perchè Roma ha una lunga tradizione di streetskating da trent’anni a questa parte e quindi in un certo senso mi sono preso questa “responsabilità” nel cercare di tenerla viva e mostrare la sua essenza.

Ricordo un tuo modello-tributo della Roman Skateboards, però ultimamente ti ho visto girare con tavole Trvstever. Ci vuoi raccontare di queste due realtà locali Romane?

Beh, premetto che Roma per un motivo o un altro, è sempre stata un po’ underground nello skateboarding, e non lo dico solamente perché magari essere “underground” fa più fico, ma perche è sempre stato così. La gran parte degli importatori di skate stanno al nord, le skate-companies Italiane per la maggior parte sono al nord. In sostanza al nord hanno una visione più imprenditoriale delle cose che noi di Roma. Non c’è un cazzo da fa in questo rispetto ce la sanno più di noi, eheh…
Vabbè praticamente per questo motivo Roma ha sempre avuto invece una visione un po’ più DIY (per chi non lo sapesse vuol dire Do It Yourself: Fattelo Da Solo). Roman Skateboards e Trvstever sono due realtà che sono sempre state super attive sin dalla metà degli anni ’90 sia nella produzione di vestiti e gadget sia di tavole negli ultimi anni (ed anche opere quali tele, sculture, installazioni, ed altre genialate). Però non sono mai state delle “company” di skate a tutti gli effetti per intenderci. Cioè magari ci hanno pure provato, ma credo che la cosa importante che ha sempre contraddistinto queste due realtà è la semplice e pura passione per lo skateboarding.
A differenza dei marchi “affermati” o addirittura quelli mainstream, sia Trvstever sia Roman Skateboards hanno sempre pubblicizzato loro stessi con lo stickeraggio per strada, su cartelli stradali, semafori, paletti, cassette postali, autobus, tram, e in generale su tutte quelle superfici urbane utili allo scopo. Hanno raggiunto una tale costanza negli anni che i nomi ed i loghi “Trvstever” e “Roman Skateboards” pur non fatturando miliardi sono diventate delle icone così onnipresenti e riconosciute dalle persone comuni da diventare quasi parte del corredo urbano!
La massiccia presenza in istrada di questi due marchi autoprodotti nel corso del tempo ha fatto sì che guadagnassero una stima, una genuina credibilità street ed un rispetto che manca a molti marchi più affermati e che non si può guadagnare in altro modo che facendosi il culo per strada.


Di bombe ne hai prese moltissime ma te ne ricordi una in particolare?

Credo di essermi fatto male alla caviglia destra più di ogni altra parte del corpo. Ora è praticamente fracica e ho dolori sempre. Vediamo un pò…nel ’98 ho vissuto un anno a Londra, e il caso volle che da qualche anno viveva lì anche il famigerato Alex Bilodeau, skater di notevole fama. Canadese trapiantato a Roma negli anni ’80 che fece scuola e scalpore per la sua capacità di volare in alto come nessun altro. Credo che se fosse nato agli inizi del 1900 avrebbe sicuramente inventato lui l’aeroplano…altro che i fratelli Wright!
Vabbè comunque un giorno eravamo in giro a streettare per la City e ci fermammo alla gradinata di Trafalgar Square, ove sorge la colonna di Orazio Nelson, ammiraglio nonchè eroe nazionale che sconfisse la flotta Napoleonica a Trafalgar nel 1805, lasciandoci le penne nell’ impresa. Chiusi un nollie flip da otto ma il piede destro mi usci dal nose e presi la classica storta in avanti. Caviglia gonfia come una zampogna e non riuscivo a camminare. Tornai a casa di mia madre dall’altro lato della città in metro e un po in skate, ma non in piedi, inginocchiato e mi spingevo con le mani. Mi ricordo che mi feci qualche chilometro così e per strada la gente mi guardava come se fossi mutilato ed appena tornato dalla battaglia di Trafalgar! Ironia della sorte a poche centinaia di metri dal palazzo dove viveva mia madre, un poliziotto ovviamente impietosito vedendomi esausto e dolorante mi chiese se volevo un passaggio a casa…Ma non mi poteva succedere prima? Oramai ero praticamente arrivato….e sfinito. Rifiutai e ringraziandolo continuai sulla mia strada. Prognosi: tre mesi fermo.
Nell’ agosto del 2003 mi ritrovai in una selva oscura…ehm mi ritrovai ad Anzio ad un barbeque da amici. Verso le 5 di mattina uscìi ‘mbriaco a skateare per il paese. Mi misi a skateare una collinetta. Ero completamente fuori di testa, ero pisto, lercio di alcool e in pratica in uno dei tentativi nel lanciarmi giù dal gap a 200 all’ora (andavo troppo ma troppo più veloce di ciò che mi serviva per superarlo) caddi per terra. Ok, nulla di strano, solo che quando mi rialzai in piedi ricaddi per terra. Non riuscivo a stare in piedi?! Provai a rialzarmi e ricaddi. Per un attimo ebbi la sensazione di avere una gamba più corta dell’ altra! Allora mi guardai il piede destro e con enorme sorpresa vidi che avevo il piede completamente rigirato! Per farvi capire mi guardavo la suola delle scarpe! Il piede mi si era girato di 180° e avevo delle ossa di fuori che mi bucarono la pelle, vedevo del sangue ma non sentivo dolore, assolutamente niente! Allora urlai ridendo ai miei amici che stavano su una panchina poco più lontano, “a regà me s’è rigirato er piede, ahahahahahaaaaaaa!” Ero così mbriaco che credevo fosse un’ allucinazione. Corsa in ospedale per lui, e dalla risata passai presto alla più totale preoccupazione. Cominciavo a sentire che qualcosa era andato storto, sentivo un gran caldo al piede e avevo paura di essermi fatto male di brutto.
In ospedale prima mi tagliarono la scarpa con le forbici. Poi mi fecero i raggi X ed infine provarono a raddrizzarmi il piede all’antica, cioè a mano. Non ho mai provato così tanto dolore in tutta la mia vita. Per quattro o cinque volte provarono con tutta la forza a rigirarmi il piede senza però riuscirci. Ed ogni volta tiravo un urlo sovrumano che di sicuro mi avranno sentito fino alle porte di Roma. Il mio viso era ormai pieno di lacrime ed avevo i muscoli così tesi che il mio piede non voleva proprio saperne di tornare indietro. Allora decisero di farmi un’ anestesia totale e riprovarci mentre ero “fuori”.
Mi risvegliai verso l’ora di pranzo su un lettino con la tenda intorno e sentivo un gran casino. Spostai la tenda e mi accorsi che stavo in un rumoroso corridoio di ospedale. Chiesi alla prima infermiera cosa ci facevo lì, e questa mi rispose, “oddio e tu chi sei?” Poi ad alta voce verso altri infermieri, “aò, ma chi è stò ragazzo nel corridoio?”. Fui immediatamente circondato da un gruppetto di medici col camice bianco che non sapevano né chi ero né cosa ci facessi lì.
Praticamente quelli del turno di notte mi avevano lasciato nel corridoio dietro le tende e si erano dimenticati di avvisare i colleghi del turno dopo della mia presenza! “Ma dove cazzo sono finito?!” pensai tra me e me mentre cercavano di capire chi fossi. Mi sono sentito tipo in un film dove il paziente ha perso la memoria e nessuno sa chi è. Assurdo! Ed era solo l’inizio dell’ Odissea, perche in quella macelleria di ospedale ci rimasi 5 lunghi, interminabili giorni, fra bestemmie, parolacce e mortacci vostri agli infermieri che definire animali è un complimento! Prognosi: triplice frattura. 2 mesi di gesso, 2 iniezioni di anticoagulante in panza al giorno che mi lasciarono dei lividi surreali, e 6 mesi di fisioterapia che non feci mai, ma questa è un’ altra storia.

2 Comments

Io

February 18th, 2011 at 12:44 pm

bellissimi capelli!

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